• Federica Tamborini

Matrimonio in Emilia Romagna: tradizioni e superstizioni

Curiosità, tradizioni e cenni storici sul matrimonio in Emilia Romagna


Girovagando per il web alla ricerca di aneddoti e storie sulla mia Regione d'adozione, l'Emilia Romagna, mi sono imbattuta in diversi siti che elencavano le rinomate tradizioni e superstizioni legate al matrimonio in Italia.


Molte di queste sono note già ai più (la sposa deve indossare qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio, qualcosa di prestato, qualcosa di regalato e qualcosa di blu), altre sono un po' più sconosciute o, perlomeno, io non le conoscevo (il clacson suonato dagli ospiti che vanno al ricevimento scaccia via gli spiriti maligni!), ma comunque tutte molto particolari e, da un certo punto di vista, direi anche buffe (quantomeno se proposte al giorno d'oggi!).


Anche in Emilia Romagna, così come in tutta Italia, il matrimonio è da sempre un evento che coinvolge entrambe le famiglie degli sposi. E magari un giorno mi diletterò alla ricerca delle usanze più strambe e insolite, ma oggi voglio parlarvi di quello che accadeva qui da noi (e che, in alcuni casi, accade ancora oggi), in particolar modo nelle zone di Bologna e Modena, nell'area del Ravennate e in quel di Faenza e Rimini.


BOLOGNA E MODENA: GLI ZUCCHERINI ROMAGNOLI DEGLI SPOSI

Un tempo, i bolognesi ed i modenesi, prevalentemente gli sposi di campagna, usavano regalare agli invitati (al posto dei confetti troppo cari per le loro tasche) gli "zuccherini". Gli zuccherini sono semplicissimi dolcetti di pasta frolla a forma di fedi nuziali. Sono molto chiari e abbondantemente spolverati di zucchero a velo (per ricordare il bianco dell'abito della sposa e da cui prendono il nome).

Venivano preparati e cotti nel forno a legna dalle donne più "vicine" agli sposi (la mamma, la zia, la sorella, le amiche, ma mai la sposa in quanto veniva considerato di malaugurio che li preparasse lei!).


Le famiglie più tradizionaliste continuano ad offrirle ancora tutt'oggi e, spesso, vengono proposti come segnaposto o presentati in grandi ceste di vimini foderate da tovaglioli ricamanti. La tipica forma ad anello simboleggia la nascita della nuova unione e sono di buon augurio per una vita ricca di prosperità e felicità.



RAVENNA E LE TRADIZIONI ROMAGNOLE DEGLI INNAMORATI

I giovani ragazzi alla ricerca della donna da sposare e della vita di coppia venivano chiamati "filarini". Nell'antica cultura popolare, sicuramente in quella contadina, fidanzarsi e giungere poi al matrimonio era considerato un valore indispensabile. La famiglia era il nucleo principale alla base di una società moderna.


Il matrimonio veniva considerato un punto d'arrivo per l'uomo: egli non voleva infatti rimanere senza moglie e senza discendenti. La paura per lui più grande era quella di ritrovarsi lo "zion" di famiglia (lo zione, scapolo per tutta la vita) e per lei la preoccupazione era quella di diventare “la ragaza dai pi ros”, (la ragazza dai piedi rossi), cioè ritrovarsi zitella e costretta alla solitudine e all'emarginazione in famiglia. Assurdo, dico io oggi!

Il raggiungimento della maggiore età era quindi fondamentale sia per le ragazze che per i ragazzi. Ogni scusa era buona per ritrovarsi in feste o sagre paesane, alla ricerca del partner di una vita per arrivare poi al tanto agognato matrimonio.

FAENZA E LE USANZE PRIMA DEL MATRIMONIO

Una volta fatte le pubblicazioni, il futuro sposo insieme alla sua famiglia, si recava, in genere di domenica, a casa della promessa sposa. Con sé portava torte e dolci vari e tutti i suoi parenti erano eccitati all'idea di stringere la mano della futura consorte. Durante il pranzo la coppia era rigorosamente a capo tavola e, nel corso del "banchetto", innumerevoli erano i brindisi e gli "evviva gli sposi".


Il matrimonio veniva poi celebrato in chiesa la settimana successiva, in un giorno feriale. In tale giorno nessuno dei parenti era presente e la sposa era semplicemente accompagnata o dalla madre o da una donna della famiglia oppure ancora, dalla vicina di casa, che in alcune parti del territorio ravennate veniva chiamata "Filippa".


Solo la domenica successiva lo sposo con i suoi parenti si recherà a casa della sposa nella prima mattinata. Tutta la famiglia festeggiava con una ricca colazione al cui termine era previsto il ritorno a casa del marito in pompa magna (a suon di spari e colpi di pistola in segno di pubblica esultanza).


Il pranzo ha quindi luogo in casa dello sposo e qui la sposa era tenuta a distribuire a tutti regali come dolci, fazzoletti o camice.


Nelle campagne del faentino, in particolare, i contadini non volevano sposarsi di maggio, preferivano il giovedì o il sabato (mai di venerdì!), mentre la domenica era il giorno preferito per portare a casa la sposa.

Rimini e le tradizioni dei territori limitrofi

Curiosissima è l'usanza per cui, verso la fine del pranzo, uno degli invitati o lo stesso cuoco, offre allo sposo un piatto d’ortica. Se quello è svelto deve gettarla a chi gliela offre, altrimenti passa per un buon uomo cui attendono poco grate sorprese.


Oppure ancora, al pranzo di nozze, uno degli invitati porta cipolla, rosmarino e altre simili cose alla sposa, e questa deve prendere tutta quella roba e scagliarla nella schiena a chi gliela porge. E’ il cosiddetto «scherzo dell’insalata», uno dei momenti apparentemente giocosi, ma in realtà regolati da un rigidissimo rituale che ogni nuova coppia deve seguire, pena sventure di ogni tipo.

In entrambi i casi si tratta di rifiutare simbolicamente e ritualmente le eventuali povertà e asperità della vita futura, in un momento in cui vanno invece propiziate la prosperità e la felicità.


Il menu era sempre uguale e immutabile: cappelletti, lesso e arrosto, poi dolci in quantità, in parte fatti dalla famiglia, il resto portati dagli ospiti.


I novelli sposi mangiavano nello stesso piatto e spesso bevevano anche dallo stesso bicchiere. Era necessario ostentare di essere diventati una stessa persona, una cosa sola. Ed in questo modo si allontanava il malocchio e la sfortuna.


Infine, alla sposa veniva offerta una grande radice: chiaro simbolo fallico che deve funzionare come auspicio per la vita sessuale e riproduttiva della coppia...


Canti e scherzi licenziosi, pesanti allusioni, brindisi maliziosi, non sono dunque solo motivati dall'allegria: sono un obbligo preciso. Che del resto si riscontra negli usi di tutti i popoli e in tutte le epoche, al momento di celebrare la nascita di una nuova unione.


E' stato interessantissimo curiosare fra le usanze e le tradizioni dei matrimoni in Emilia Romagna! Se ancora non lo avete fatto andate poi a leggere il post in cui spiego perché è cosa buona e giusta sposarsi in Emilia Romagna!


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EnJoy!


Federica

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Membro del Consiglio Direttivo dell'Associazione Wedding Planner Italia (WPI), l'unica Associazione nazionale di categoria per Wedding Planner Professionisti e senza scopo di lucro

Foto: Pinterest (Patrizia Malomo di Andante con gusto, Laura Adani)

Fonti: Ravenna Notizie, Historia Faentina, Chiamamicittà

Tags: #tradizioniromagnole #matrimonioinemiliaromagna #zuccherini #filarini

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